lunedì 27 dicembre 2010

Sign of the times

Settembre 1977, istituto tecnico industriale G. Galilei, primo giorno di scuola.
Arrivo e una camionetta della celere sosta davanti all'ingresso, entro, salgo le scale e sui muri scritte inneggiano al collettivo politico, reclamano la libertà per Vico, capo del collettivo e arrestato dopo un ritrovamento di armi nell'auletta a loro destinata. A Maggio avevano sparato a Giorgiana Masi.
Dopo pochi giorni la prima agitazione, con un megafono un ragazzo spiega che i fascisti hanno ammazzato Walter Rossi alla Balduina. Un mio compagno delle medie, quello con cui ho preparato gli esami pochi mesi prima, è ora nel servizio d'ordine. Qualche anno dopo parteciperà all'attentato mortale contro il gen. Giorgeri.
Quello stesso anno scolastico, pochi mesi dopo, la vicenda Moro.

Settembre 2009, liceo linguistico Machiavelli, primo giorno di scuola.
Leonardo si cambia maglietta sei volte prima di uscire, si fa mettere le lenti a contatto, preoccupato su quante ragazze carine ci saranno in classe e se si entra alle nove pure domani.

Pavidità informatica

Il sistema operativo utilizzato dal 90% degli utenti di PC (desktop e portatili) è Microsoft Windows; questa realtà costituisce un dato di fatto che tuttavia non ha giustificazioni logiche.

Rispetto al sistema del Mac (9% del mercato) o a Linux (1%), Windows è più macchinoso; richiede maggiori risorse dall'hardware (processore e memoria), più costose e inquinanti. È più lento ad avviarsi e a eseguire i programmi. È oggettivamente più instabile degli altri sistemi.
Per come è stato pensato e scritto è esposto a ogni sorta di virus, tanto da richiedere più aggiornamenti di sicurezza a settimana, che devono tappare gli infiniti buchi che lo caratterizzano (patch Tuesdays). Sforzo inutile, perchè l'essere facilmente aggredibile è nel suo DNA e quindi un utente di Windows sarà perennemente esposto a rischi.
È un sistema chiuso, che non aderisce a quasi nessuno standard internazionale.

Le sue logiche di evoluzione (cioè i miglioramenti) non sono concepite in funzione dell'interesse della comunità degli utenti ma dell'interesse della Microsoft. In questo è uguale al sistema del Mac.

A differenza di Linux, è un sistema a pagamento. Sono a pagamento anche gli strumenti (Office, Outlook) che la maggior parte degli utenti utilizza, anche quando esisterebbero scelte alternative.

In sintesi: è un ambiente peggiore sotto ogni punto di vista.

Viene da chiedersi: come mai è ancora tanto utilizzato? Come mai un sistema come Linux stenta ancora a decollare, quando invece è gratuito, aperto, standard, in continua evoluzione, per cui sono disponibili diverse distribuzioni (che danno all'utente la libertà di scegliere la migliore secondo le proprie esigenze), alla cui evoluzione contribuiscono decine di migliaia di soggetti in tutto il mondo, non legati a logiche di profitto, ed è in grado di svolgere meglio le stesse operazioni di Windows?

La colpa di questa situazione non è del consumatore finale, che utilizza lo strumento che gli viene dato. La colpa è dei responsabili IT della pubblica amministrazione, della Scuola e delle Aziende, soprattutto delle più grandi, i quali sono, come minimo, dei pavidi o degli ignoranti, quando non peggio: per non esporsi a critiche o per non innovare il proprio know-how, preferiscono far spendere alle proprie Aziende milioni di euro in licenze Microsoft, del tutto superflue vista la equivalenza funzionale delle molteplici soluzioni basate su software aperto (Linux, appunto).

Ogni informatico onesto dovrebbe cercare di cambiare questa situazione, proporzionalmente al proprio ruolo e alle possibilità che ha di incidere nei processi decisionali.

Parlare di libertà non significa essere liberi.

Memorabile dialogo tra Dennis Hopper (il capellone) e Jack Nicholson (l'avvocato alcolizzato di provincia), poche ore prima che il suo personaggio venisse ucciso.

JN: sai, una volta questo era un gran bel Paese, non riesco a capire cosa gli sia successo.

DH: E' che tutti hanno paura, ecco cos'è. Noi non possiamo neanche andare in un alberghetto da due soldi. Credono che li sgozzeremo, hanno paura.

JN: Ma non hanno paura di voi, hanno paura di ciò che rappresentate.

DH: Per loro noi siamo solo della gente che ha bisogno di tagliarsi i capelli.

JN: Oh no, ciò che voi rappresentate per loro è la libertà.

DH: E che c'è di male? La libertà è tutto.

JN: Ma certo, è vero, la libertà è tutto. Ma parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. E' molto difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato.
E attento a non dire a qualcuno che non è libero, perché quello si affannerà a uccidere e massacrare per dimostrarti che lo è.
Certo, sono capaci di parlare e riparlare di questa famosa libertà individuale; ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura.

DH: Questa paura non li farà però scappare di certo.

JN: No, ma li rende pericolosi.

Un viaggio indimenticabile

Ho sedici anni. Per la prima volta sono andato in vacanza senza i miei, con mio cugino e due suoi amici siamo partiti da Roma, il 25 Luglio, e abbiamo trascorso una settimana a Cattolica.

Una settimana spensierata, come quella di tante persone che, in quel periodo, finalmente vanno in ferie oppure ritornano dai loro cari, ultime storie di una emigrazione che finisce.

Cattolica. La discoteca "Cioccolato Club", i Change, Patrizio Oliva e le olimpiadi di Mosca, le ragazze austriache, Making Movies dei Dire Straits, the Blues Brothers. Le notti nella sala da pranzo della nostra pensione, a cambiare il vino con gli altri tavoli.

Ora la settimana e' passata, i miei sono in campeggio a Torre Canne, in Puglia, devo raggiungerli e tutto sommato non mi pesa. mi è sempre piaciuto viaggiare da solo, in treno specialmente, e sette giorni nella stesso posto sono troppi per me.

Ho salutato la comitiva e ora sono su questo binario della stazione di Cattolica, 130 km da Bologna, il mio treno arriva da li. E' in orario, lo prendo alle 10:27, è talmente zeppo che con altri ragazzi ci fanno mettere nel vagone postale. Fino a Bari questo sarà il mio scompartimento.

Il viaggio inizia, lento come può essere quello di un espresso estivo. Tante stazioni una dietro l'altra, vedo gente che sale e che scende ma io sono sul postale, nessuno viene qui.

Passa qualche ora, il treno si ferma, siamo vicini a Tortoreto ma in campagna. Fa molto caldo, è l'ora di pranzo, io non ho niente da mangiare e bere, lontano sento i rumori di una trattoria.

Restiamo fermi due ore buone, nessuno sa niente, nessuno ci dice niente. So che i treni si rompono, che sfortuna, sotto questa calura, ma possibile che non ci vengano a prendere? Ci saranno mille persone a bordo. Curioso, neanche verso nord transita nessun treno, durante questa lunga sosta.

Si fanno le quattro del pomeriggio, finalmente si riparte, il viaggio può proseguire, finalmente arriviamo.

Mio padre - che mi aspettava in stazione - mi abbraccia.

Non dimenticherò mai più questo viaggio in treno, questo Cattolica-Bari.

In questo Sabato di Agosto.

2 Agosto.

1980.

martedì 8 giugno 2010

La fruibilità dei sistemi di gestione della qualità (SGQ)

Qualsiasi Azienda è ormai dotata di una certificazione di qualità ISO9000, per almeno uno dei propri processi produttivi.
Si può dire che la qualità della produzione italiana si sia innalzata in ragione di ciò?

Ne dubito.

Eppure i SGQ sono sempre più sofisticati, prendono in considerazione ogni aspetto del processo di produzione del bene o del servizio, introducono meccanismi per tracciare e documentare le esigenze e ogni singolo passaggio che conduce alla soluzione che lo soddisfa.
Se però chiedete al Capo Progetto o al reparto produttivo quale sia il loro approccio riguardo le prescrizioni del SGQ quasi tutti risponderanno: "l'orticaria".

Cosa c'è che non va?

C'è che il complesso delle prescrizioni relative a procedure, standard, linee guida e formulari che compongono il SGQ stesso ne rende l'utilizzo complesso (il CP deve diventare un esperto del SGQ) e oneroso.
Si dirà: le prescrizioni del SGQ, se prese ognuna per se, rispondono tutte all'obiettivo dato e sono assolutamente giustificabili e incontestabilmente sensate.
Verissimo.
Tuttavia la loro applicazione pedissequa conduce a quel fenomeno di appesantimento del processo produttivo che, in altri settori, viene realizzato solo al momento di rivendicare particolari diritti sindacali, noto come Sciopero Bianco.
Come tutti sanno lo sciopero bianco consiste nell'applicazione puntuale di ogni prescrizione e normativa e tipicamente viene utilizzato in quei settori lavorativi, es. le forze di Polizia, le cui attività non possono essere sospese per ragioni di ordine pubblico o sicurezza.

Io credo che ai responsabili dei SGQ Aziendali debba essere richiesto uno sforzo di fantasia per riprogettare ed aggiornare, dalle fondamenta, gli strumenti di ausilio alla qualità, con la costante e prioritaria preoccupazione di renderli fruibili agli addetti alla produzione, e in ultima analisi a farli utilizzare per quello che devono essere: un ausilio al miglioramento della produzione e non una attività burocratica autoreferenziale.